Valle delle Sfingi, Covolo di Camposilvano e Covoli di Velo

Covoli di VeloDove si trovano : Camposilvano è una frazione di Velo Veronese, nei Monti Lessini, in provincia di Verona. La strada migliore per arrivare consiste nel raggiungere Velo Veronese dalla Valle d’Illasi o di Mezzane e quindi seguire le indicazioni per Boscochiesanuova/San Giorgio/Camposilvano. Procedere per circa 2,5km; girare a destra quando si arriva al cartello in legno col nome del paese, seguendo le indicazioni Covolo. Dopo 200mt si trova sulla sinistra il Museo Paleontologico dove parcheggiare l’auto. Per arrivare ai Covoli di Velo bisogna scendere da Velo Veronese lungo la valle che porta a Selva di Progno; dopo circa 4km in corrispondenza di due tornanti ravvicinati girare su una stradina a destra e parcheggiare a bordo strada.

Descrizioni : Il Covolo di Camposilvano è una grande cavità naturale, nata da un crollo, totalmente esposta all’esterno ed ha la forma di un quarto di sfera irregolare: misura circa 70 metri in larghezza, 35 metri di altezza e 50 metri di profondità. Prima del crollo era una cavità carsica nata dal cedimento di circa un quarto del monte sovrastante. Al suo interno ha un microclima di inversione termica eccezionalmente rigido, tanto che è possibile avere nevicate estive. Vi sono state rinvenute tracce di presenza umana vecchie di 50.000/70.000 anni. Da pochi anni fa parte di un percorso di visita annesso al Museo Geopaleontologico ed è vietato l’accesso al suo interno per motivi di sicurezza. Interessante occasione di visita è la tradizionale messa della vigilia di Natale. La visita a pagamento parte dal Museo dei Fossili di Camposilvano che annovera una raccolta di sassi impressi da animali e vegetali. Il biglietto (3,00€) comprende la visita al museo e al Covolo.

 I monoliti in calcare che caratterizzano la valle delle sfingi sono dovuti al fenomeno del carsismo causato dall’azione erosiva dell’acqua che scioglie il carbonato di calcio delle rocce calcaree. In particolare nella Valle delle sfingi, i monoliti si sono originati per l’erosione e la disgregazione di due tipi di calcare: Rosso Ammonitico e Oolite di San Vigilio. Nel tempo queste rocce si sono modellate e ora si trovano allineate in modo longitudinale sul fondovalle e distanziate tra loro.

 I Covoli di Velo si aprono sul fianco destro della valle del Covolo, una trentina di metri al di sopra di un’antica mulattiera, ed hanno uno sviluppo complessivo di 545 m. Essi formano un complesso di gallerie scavate dall’acqua nelle dolomie del Lias superiore (circa 170-180 milioni di anni fa) costituite da ampi vani e da un discreto numero di cunicoli collegati da strozzature. Nel periodo glaciale furono abitate dall’Orso speleo del quale sono stati trovati interessanti resti. 

Come visitarli : A piedi. Si lascia l’auto presso il museo da dove partono entrambi i percorsi. Dietro al museo ha inizio un sentiero che in pochi minuti conduce al Covolo. Proseguendo fino al termine della strada a piedi (ma si può anche lasciare l’auto in un piccolo piazzale di ghiaia) si trovano le indicazioni per la Valle delle sfingi (sentiero sulla sinistra).

In alternativa per raggiungere la valle si può tornare sulla strada principale quindi svoltare a destra seguendo ancora San Giorgio. Data la mancanza di parcheggi in loco conviene lasciare l’auto su un piazzale appena dopo l’incrocio sulla sinistra. Si procede a piedi sulla strada (facendo attenzione), si oltrepassa il campeggio alla nostra destra, quindi imboccare la prima strada sterrata che si trova ancora a destra. Dietro la prima abitazione di Contrada Brutto inizia un sentiero che ci conduce all’interno della valle.

 I Covoli di Velo si visitano sempre a piedi lasciando l’auto da qualche parte nelle vicinanze dato che non ci sono parcheggi. Si imbocca il sentiero segnalato e poco lontano si arriva alle cavità. Queste sono esplorabili ma è meglio essere accompagnati da persone esperte.

Per tutti i percorsi sono consigliate calzature da trekking con suole adatte ai percorsi in parte scivolosi.

Cosa fotografare : Sono tutti percorsi naturalistici più indirizzati ad una conoscenza scientifica che ad una sessione fotografica, ma azzeccando il periodo o la giornata giusta possono offrire ottimi spunti. Consiglio di evitare i mesi estivi e concentrarsi su quelli autunno/invernali quando la vegetazione caduca, le spruzzate di neve e la luce più radente mutano radicalmente il paesaggio, 

Per altre informazioni date un’occhiata anche a questi due siti:

Sito 1

Sito 2 

Luca Formiga

 

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